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Terza storia della Prima Trilogia

La luce degli altri

Capitolo 1 – Un’altra mattina

Da qualche mese le mattine di Marco non assomigliavano più a quelle che lo avevano accompagnato per tanti anni. Ricordava bene il periodo in cui entrava in ufficio con il cuore già stanco, quando le email d’emergenza sembravano arrivare prima ancora che accendesse il monitor, quando ogni giorno era una battaglia, una rincorsa senza fine. Ricordava quella prima storia, quella della luce sulla scrivania: la sera in cui tutto era cambiato, in cui aveva visto ordine nel disordine e aveva capito che la tecnologia poteva finalmente lavorare per lui, non contro di lui.

E ricordava anche ciò che era venuto dopo: la scoperta che dietro quella piattaforma c’erano persone vere, con cui non parlava solo di software ma di idee, di miglioramenti, di reparti che non litigavano più. Quella era stata la seconda storia, quella oltre la luce, quando aveva capito che non era più solo, che la semplicità non è mai un fatto tecnico, ma umano.

Ora, seduto alla stessa scrivania, Marco sentiva tutto questo come un capitolo già metabolizzato, integrato, trasformato in un modo nuovo di essere. La luce filtrava dalle tapparelle e gli sembrava quasi di riconoscere in quel chiarore la somma delle due storie precedenti: la pace ritrovata e la fiducia nelle persone che lo avevano aiutato ad arrivarci.

Fu in quei giorni che accadde qualcosa a cui non era preparato. Ricevette una telefonata da una società che organizzava percorsi di formazione per direttori IT. Avevano sentito parlare di lui, del suo modo “umano” di raccontare la trasformazione digitale, del cambiamento che aveva attraversato e anche del modo in cui lo stava portando avanti nella sua azienda. Gli chiesero se sarebbe stato disposto a raccontare la sua esperienza a una platea di colleghi.

Marco rimase in silenzio qualche istante, il telefono ancora in mano, mentre la luce colpiva la superficie liscia della scrivania. 

“Ogni cambiamento comincia quando trovi il coraggio di raccontarlo.”

Capitolo 2 – Davanti agli altri

La sala era ampia, raccolta, illuminata da una luce soffusa che ricordava l’alba di certe mattine tranquille. Marco osservava i volti dei partecipanti: uomini e donne che avevano quella stessa tensione attorno agli occhi che un tempo aveva avuto anche lui. Tecnici, responsabili IT, professionisti che ogni giorno combattevano con scelte difficili, spesso schiacciati tra urgenze operative e direttive calate dall’alto.

Quando iniziò a parlare, Marco non si limitò a raccontare la sua storia personale. Usò il suo percorso come una lente per parlare di qualcosa di più grande: di come il ruolo del direttore IT fosse cambiato. Disse che un tempo erano percepiti come “guardiani dei problemi”, quelli che mettono toppe per evitare il peggior danno. Ora però, almeno per lui, il lavoro aveva assunto un’altra forma: era diventato un mestiere di visione, di connessione, di guida.

“Non è più il tempo,” disse, “in cui un direttore IT deve sentirsi piccolo davanti ai colossi tecnologici. Non siamo più costretti ad affidarci a multinazionali che ci impongono scelte dentro processi che non ci appartengono. Essere moderni non significa seguire la strada più grande, ma quella più adatta. Significa scegliere partner che ascoltano, soluzioni che parlano con noi, non sopra di noi.”

Fu in quel momento che Marco fece un passo ancora più personale, parlando non solo delle persone, ma anche degli strumenti. Raccontò di come, quando aveva iniziato a usare Genialcloud, avesse capito che un direttore IT moderno non è chi ha il sistema più complesso, ma quello che ha il sistema che libera tempo. Che illumina ciò che conta davvero. Che permette di essere presenti con lucidità, invece di essere trascinati dal caos.

Disse che Genialcloud non gli aveva solo dato ordine: gli aveva dato una nuova postura. Una forma di indipendenza. Gli aveva permesso di non sentirsi più schiacciato dalla tecnologia, ma di vederla diventare un’estensione naturale della sua leadership.

Vide qualcuno annuire lentamente. Altri si raddrizzarono sulla sedia, come se quelle parole dessero forma a un pensiero che già avevano ma che non avevano mai osato dire ad alta voce.

Parlò poi del supporto ricevuto, delle persone di Avantune che lo avevano accompagnato nel cambiamento: tecnici che lo chiamavano per nome, non per numero di ticket; che non gli offrivano soluzioni preconfezionate, ma costruite su misura, come si fa con chi si rispetta. Raccontò che ciò che aveva imparato era questo: una tecnologia moderna è quella che ti permette di essere un leader moderno; e un leader moderno è quello che, invece di nascondersi dietro la complessità, la rende trasparente per tutti.

Ed ecco che, mentre parlava, Marco capì una cosa: non stava insegnando. Non stava spiegando.
Stava condividendo una visione che aveva trovato strada dentro di lui lentamente, come una luce che si espande.

“Diventare moderni non è una scelta tecnica: è una scelta di libertà.”

Capitolo 3 – La luce che passa di mano

Quando la conferenza si chiuse, Marco non lasciò la sala subito. Rimase ad osservare i partecipanti che si disperdevano nei corridoi, qualcuno con le sopracciglia aggrottate in una riflessione silenziosa, qualcuno che parlava animatamente con un collega, come se qualcosa si fosse smosso senza ancora trovare espressione.

Fu allora che un uomo si avvicinò. Non giovane, ma neppure anziano: uno di quei professionisti che portano con sé una storia lunga, fatta di tentativi, responsabilità e notti insonni. Gli strinse la mano con un’energia che rivelava più vulnerabilità che forza. “Marco,” disse, “è stato come ascoltare la storia che non ho mai avuto il coraggio di raccontare. Mi ha fatto bene… davvero bene.”

Marco lo guardò negli occhi e vide una fatica antica, simile a quella che aveva abitato lui per anni. In quel momento sentì qualcosa sciogliersi, una comprensione profonda che non aveva bisogno di parole studiate. “Ogni cambiamento - rispose piano - inizia quando qualcuno accende una luce. A volte è la tua. A volte è quella di un altro. L’importante è non lasciarla spegnere.”

L’uomo annuì, strinse di nuovo la sua mano e si allontanò.

Marco rimase immobile per qualche secondo, poi decise di non uscire subito.
Si sedette in una delle sedie vuote della prima fila. La sala era silenziosa, ma non un silenzio vuoto: piuttosto un silenzio pieno, vivido, in cui sembrava ancora di percepire i pensieri di chi era passato di lì.

Guardò lo spazio attorno a sé, le file di sedie, la luce artificiale che si rifletteva dolcemente sui tavoli, e capì che questa storia non parlava più di lui solo come protagonista. Parlava di lui come canale, come ponte, come qualcuno che aveva conservato la sua luce abbastanza a lungo da poterla donare.

E fu proprio in quel momento, seduto nella quiete di una sala ormai vuota, che avvertì un pensiero emergere con una chiarezza inattesa: non era arrivato a una fine. In quella sala ormai vuota capì che aiutare gli altri era stato solo il primo passo. C’era ancora qualcosa da scoprire, un nuovo modo di essere responsabile IT, un ruolo che forse non aveva mai avuto il coraggio di immaginare.


“Non sono arrivato,” pensò. “Sto iniziando di nuovo.”

Profilo dell’autore:

Avantune è una delle voci più originali e penetranti della narrativa contemporanea. Nato tra le pieghe di una società iperconnessa ma disorientata, ha saputo trasformare la complessità dei processi umani e organizzativi in racconti dal forte impatto emotivo e simbolico. Con uno stile asciutto e al tempo stesso evocativo, esplora i temi della trasformazione interiore, dell’equilibrio tra caos e ordine, e del coraggio di cambiare come atto di consapevolezza

 

03/13/2026

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Avantune is a digital company that develops Cloud, IoT and AI business solutions. With Genialcloud, we help customers orchestrate people and processes; with Powua, we help customers orchestrate IoT and IT resources. Our headquarter is in Toronto, with offices in Canada, United States and Italy.

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